Rivista per le Medical Humanities

Manuale di Medical Humanities
A cura di Roberto Bucci, Zadigroma Editore, Roma, 2006

Redigere un manuale di Medical Humanities non è certamente cosa facile. È anzi assai complicato riassumere ma non comprimere, analizzare ma anche raccontare un universo, un caleidoscopio come sono le Medical Humanities. Con l’obiettivo dell’armonia e il rischio della dispersione, il curatore di questo manuale supera gli ostacoli giocando in modo vincente – e molto Medical Humanities – la carta della coralità dei contributi. Il manuale procede infatti per quadri e interventi a più voci molto ben armonizzate tra loro, risultando così uno strumento ricco e poliedrico senza essere per questo frammentario e dispersivo. Sono di particolare pregio le sezioni, i quadri che illustrano la situazione attuale e la diffusione delle Medical Humanities raccontando come, in contesti diversi, gruppi di persone abbiano dato vita alla disciplina. Interessanti e ben approfondite sono anche le sezioni dedicate ai principali filoni di intervento Medical Humanities: la narrazione, l’arte, la prospettiva storica, la dimensione culturale. Ammesso che si possa parlare di un cuore, di un centro ideale, la sezione che meglio di tutte aiuta a cogliere il significato delle Medical Humanities è quella in cui si analizza la portata, vastissima, del punto di vista in questione: dall’ambito micro-sociale a quello macro-sociale senza soluzione di continuità fino a congiungersi con il tema delicato e politico dell’incontro delle Medical Humanities con l’economia e le scelte di allocazione delle risorse. Al di là poi della completezza e della coralità, gli interventi spesso offrono al lettore anche spunti di riflessione su cui potere incamminarsi autonomamente, con l’ausilio di una indovinatissima appendice dedicata alle fonti multimediali. Ottimo lavoro, davvero. Tra i punti più deboli, rileveremo invece l’uso occasionale di un tono alquanto agiografico e celebrativo e il non infrequente ricorso a una terminologia per soli addetti ai lavori: questo è forse inevitabile, tuttavia spesso l’abuso di termini tecnici nasconde una certa autoreferenzialità che in questo contesto stona particolarmente. In conclusione, la lettura del manuale consente una visione a 360° e dinamica delle Medical Humanities e si può per questo certamente raccomandare a chiunque voglia avvicinarvisi.  

Luca Formenti
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